È
il fondatore dell'associazione Sprofondo, presidente sin dall'atto della
sua nascita.
È anima e cervello. È trascinatore, promuove, coinvolge, organizza e realizza.
Il suo rapporto con i Balcani nasce da molto lontano. Allo scoppio del
conflitto in Croazia e Slovenia nel 1991, si attiva immediatamente per
creare ponti di solidarietà concreta: lancia un gemellaggio tra la Caritas
decanale zona Prealpi (ossia quella del circondario di Caversaccio) e
la diocesi di Hvar, che comprende le isole di Hvar e Brac, dove da subito
vengono alloggiati migliaia di profughi in fuga dalla guerra.
Con l'esperienza delle due marce organizzate dai Beati Costruttori di
Pace e all'iniziativa "Tre città una pace", riesce a coinvolgere
un certo numero di giovani molto motivati a collaborare, che costituiranno
il nucleo futuro dell'associazione.
Il 25 luglio 1994 fonda l'associazione Sprofondo.
Nel novembre del 1994 prende i primi contatti con l'allora vescovo di
Sarajevo Vinko Pulijc e il sindaco Kupusovic. In base alle loro richieste,
lancia la prima campagna di raccolta fondi per acquistare stufe a legna
per la povera gente.
Per otto mesi parla su radio Maria tutti i giovedì sera, collegandosi
con un ospite bosniaco.
Il 25 dicembre 1994 parte alla volta di Sarajevo con il primo convoglio
di tre furgoni con generi di prima necessità.
Nel maggio del 1995, in occasione di uno di questi convogli, decide di
rimanere a Sarajevo per essere più vicino ai poveri-cristi.
Da quel momento alterna i periodi in Bosnia con brevi puntate in Italia
per rinvigorire il "focolare" della solidarietà. Decide di lasciare
la parrocchia di Caversaccio ed ottiene la "non proibizione"
del suo vescovo alla permanenza in Bosnia.
Quattro anni e mezzo di permanenza
a Sarajevo gli permettono di costruire moltissimo in termini di opere,
ma soprattutto di fiducia da parte di migliaia di persone, dai più poveri
ai più quotati; bosniaci, italiani, gente di ogni nazionalità, credo,
ceto; militari e pacifisti; aiutanti e aiutati.
Grazie a lui, ai numerosi volontari di lungo corso e ai collaboratori
bosniaci, la sede dell'associazione diventa punto di riferimento per molte
altre associazioni italiane e straniere; per i militari italiani via via
succedutisi nelle forze ONU di stanza a Sarajevo.
Ma soprattutto centinaia sono state le riunioni dei gruppi
di collaborazione, il "miracolo
a Sarajevo" di don Renzo, uomini e donne, per lo più profughi da
tutta la Bosnia, riuniti per risolvere comunitariamente i problemi della
dura quotidianità del dopo-guerra in questa città.
La stima per l'operato di don Renzo e di Sprofondo si estende anche oltre
i confini di Dayton: con pazienza e perseveranza riesce a organizzare
incontri tra persone delle due parti, cosa ritenuta quasi impossibile
fino a pochi mesi fa.
E così si intessono i piccoli fili lillipuziani della pace...
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